Desk Sharing: in Openjob è di nuovo… scambio di scrivanie

In questa seconda edizione, saranno i colleghi delle filiali a passare una giornata in “Sede”


“Di mestiere, vendiamo flessibilità. I primi flessibili, quindi, saremo noi”! Con questo input partiva, il 10 maggio scorso, il progetto “Desk Sharing”, il cui obiettivo era ed è potenziare l’elasticità mentale e professionale sperimentando nuovi ambiti di lavoro all’interno della propria azienda.
 
Riservato ai dipendenti diretti dell’agenzia per il lavoro Openjob, il progetto prevedeva - nella sua prima puntata e per alcuni dipendenti operativi presso la sede centrale della società - la possibilità di trascorrere in filiale una o più giornate per toccare da vicino la realtà lavorativa di quello che è uno sportello aperto al pubblico e, al contempo, il punto di riferimento per decine di aziende che, sul territorio, trovano nella filiale il punto di riferimento per la ricerca e la selezione del proprio personale.
 
Il progetto ha avuto molto successo, riscontrando un notevole apprezzamento tra i colleghi coinvolti. Per questo, tenendo fede alla filosofia di “scambio” insita nell’iniziativa, partirà il prossimo 8 settembre il “girone di ritorno” che vedranno protagonisti alcuni responsabili commerciali d’area (dalle province varesine, bresciane e fiorentine). Essi saranno “ospiti” alle scrivanie dei colleghi dell’ufficio contratti, che si occupa di assistere i colleghi di tutta Italia nella stesura corretta, a livello legislativo, dei contratti di sottoscrizione dei servizi offerti in qualità di agenzia per il lavoro.
 

Desk Sharing 1a edizione: com’era andata
Alla scoperta di “mansioni mai sperimentate, ma che possono esser state sottovalutate, sopravvalutate, ignorate e perché no… sognate”!
 
Alcuni colleghi di Sede, provenienti da reparti diversi, indipendentemente dalle loro competenze specifiche e dal ruolo gerarchico occupato, partiranno alla volta delle prime filiali prescelte (Novara, Omegna, Busto Arsizio, Varese e Milano) allo scopo di vivere a 360° la realtà lavorativa di filiale, respirandone il clima. Essi cercheranno di immergersi in tutte le attività quotidiane, partecipando e aiutando per quanto loro possibile (per esempio con l’accoglienza, il telefono o l’archivio). Solo cimentandosi per qualche giorno nei panni dei colleghi sarà davvero possibile considerarne difficoltà e problematiche. Insomma… gioie e dolori!
Qualche esempio di “sharing” tra mansioni: il responsabile del controllo di gestione sarà chiamato a recarsi in visita commerciale con il collega addetto di filiale. Potrà così toccare con mano, per esempio, le esigenze spesso particolari dei clienti di piccole dimensioni, che necessitano di soluzioni del tutto su misura e rendersi conto che, da sede, è tutto sommato facile esigere report periodici e imporre tariffe. La vita “sul campo” è piena di imprevisti, delusioni e ritardi. 
Altri 4 focus. Esiste un momento del mese particolarmente delicato per i responsabili della gestione del personale di filiale: sono i giorni in cui vengono conteggiate tutte le ore di lavoro dei candidati. Questi dati devono poi essere inseriti, con celerità e precisione, in un apposito software, che a sua volta “dialoga” con l’ufficio paghe di sede per l’elaborazione delle buste paga e con l’ufficio contratti, preposto alla fatturazione al cliente. Avere un disguido legato all’uso del PC, in queste ore, può essere “drammatico”! Ma dalla prossima settimana, l’assistenza informatica non sarà più una voce che, dall’altra parte del cavo, indica: clikka lì!  Perché “l’altra parte del cavo” sarà presente in carne ed ossa, cercando di trarre spunto dal lavoro in filiale per mettere in cantiere soluzioni efficaci. E se tutto, proprio in quei giorni, funzionasse a meraviglia? Poco male: ci sarà il telefono cui rispondere, i candidati da accogliere per l’iscrizione, gli annunci in vetrina da aggiornare, il cliente cui trovare in tempo zero un nuovo saldatore perché quello inviato in missione il giorno prima ha stamane 40 di febbre!
Via di questo passo, il responsabile del reparto contabilità sarà invece presente in filiale a spiegare ai lavoratori dubbiosi, magari non italiani, come leggere correttamente la propria busta paga. Mentre il marketing e la comunicazione avranno un’occasione in più per comprendere, con la forza commerciale, quello che può funzionare al meglio, per esempio, nel primo approccio con i clienti.
Per tutti varrà comunque una medesima regola: al di là del ruolo e delle competenze,ciascuno è chiamato ad assistere e supportare i colleghi di filiale in ogni aspetto. E se qualcuno avrà pensato, in un momento di particolare stress, a quanto sarebbe più facile la vita stando al centralino a smistar chiamate, avrà modo di sperimentare quanto sia impegnativo garantire a tutti attenzione e cortesia, mentre una dozzina di lucine lampeggiano sotto le proprie dita e qualcuna di quelle lucine potrebbe essere un nuovo cliente… o il capo!
Nel “girone di ritorno”, saranno invece i colleghi di filiale a raggiungere i vari uffici di Sede per viverne tutti gli aspetti operativi più significativi e comprendere così che le funzioni svolte sono a loro volta importanti per il buon andamento dell’azienda.
 

 
“Ciascuno di voi – commenta John Margiotta, consulente di formazione e sviluppo organizzativo per Openjob – nella propria veste di privato cittadino sa quanto sia dannosa la cultura del “proprio orticello” di competenze ed operatività: qualsiasi richiesta rallenta, negli uffici vediamo persone che alzando le mani esclamano: ‘Non è compito mio’. Da molti anni invece sappiamo che un’organizzazione ‘intelligente’ fa circolare le informazioni al proprio interno e questo si traduce in una migliore qualità del servizio. Chi non conosce dubita (quando non diffida), mentre chi sa bene a quali attività va incontro quotidianamente il proprio collega mostra invariabilmente più comprensione ed elasticità: ne guadagniamo tutti. Se a questo aggiungiamo che per molti è un piacere imparare e uscire dalla routine… il gioco è fatto. Sembrerebbe l’uovo di colombo ma se così fosse – osserva infine Margiotta – perché iniziative del genere non vengono attuate almeno una volta nella vita lavorativa di ciascuna impresa? Probabilmente, l’annegare nella quotidianità porta a prevedere l’immediato calo di produttività e la gestione delle inevitabili obiezioni delle persone coinvolte: lo spirito imprenditoriale consiste proprio nell’andare al di là di questi limiti”!